DERBY PISA-LIVORNO: I TIFOSI DISERTANO LO STADIO

Forse non lo sai ma pure questo è amore. Nel giorno di San Valentino il Pisa batte il Livorno. Non succedeva da trantadue anni. Eppure gli ultras sono rimasti fuori dallo stadio per solidarietà con i tifosi amaranto tenuti a distanza dal decreto Maroni. Non che quello Melandri fosse migliore, ma questa è un’altra storia.

Maroni non riesce nel miracolo di far diventare amici pisani e livornesi, peraltro stretti cugini, nessuno scambio di sciarpe, nessun “ascolto” comune della partita fuori dall’Arena Garibaldi. Sì, perché oggi la festa è qui, fuori dai cancelli. La tentazione di entrare è fortissima, ma un ultras non può rimangiarsi la parola data.

Così, mentre fa talmente freddo che ci vorrebbe un doppio ponce labronico del Civili, sotto la curva nord Maurizio Alberti un migliaio di cuori nerazzurri ascolta, fa il tifo, balla, si emoziona quando “Lupo” Greco e Federico Viaviani (pisano come me, ndr) buttano il pallone dentro la porta. “Livorno mer…”. Oggi no, l’epiteto resta impigliato nelle sciarpe neroblu. Esce un altro grido, chiaro e forte: “No al decreto Maroni”. Ovviamente il boato che accompagna il triplice fischio finale parte dall’arena, scuote la cittadella, arriva fino al mar: “Pisa, Pisa, e ancora Pisa”.

Nei giorni scorsi gli ultras nerazzurri avevano anticipato la loro linea: “Che derby è senza avversari? Non è giusto negare ai tifosi del Livorno la partita di sabato. La gara è riservata agli abbonati? Noi lo siamo, tutti, ma quel giorno verrebbe voglia di strapparlo, l’abbonamento”.

In effetti la decisione del Viminale, ufficializzata dalla prefettura di Pisa nei giorni scorsi, trasforma una partita “caldissima” da 16mila spettatori (13mila pisani e 3mila ospiti) in un match ambientalmente “annacquato”, riservandolo ai 7.505 pisani possessori della tessera annuale. E chi non aveva i soldi per pagare tutta la stagione è escluso: pisano o livornese, non importa. La lotta di classe attraversa anche le curve… Esattamente come nella partita di andata. Allora – era il 20 settembre – gli ultras amaranto si ribellarono: “I pisani non sono ammessi? Non entriamo neanche noi”.

Mentre i supporter nerazzuri si “limitarono” a scortare la loro squadra per un bel pezzo di strada verso Livorno, finché furono bloccati al casello autostradale. E alcuni gruppi arrivarono clandestinamente nella città “rivale” per esporre striscioni nei punti nevralgici, non contro il Livorno ma contro il divieto: “Senza tifosi e colore questo è il derby della repressione”. Questa volta i supporter amaranto si sono spinti troppo in avanti sull’Aurelia e sono stati fermati. Non è successo niente, solo quanto è bastato per coprire la vera notizia: pisani e livornesi uniti nella lotta al decreto di Maroni. Era successo altre volte, sempre uniti livornesi e pisani e sempre contro i decreti dei governi Berlusconi. In un’occasione con un pranzo collettivo con i tifosi immigrati per solidarizzare contro la Bossi-Fini, in un’altra con un volantinaggio per chiedere scusa a nome degli italiani di buon senso che non hanno votato Berlusconi.

Toscani brava gente, di sabbia ma anche di scoglio. “Tutti questi assurdi divieti, tutti questi decreti e la continua repressione stanno uccidendo la parte più bella di partite come queste, e del calcio in generale: il tifo, le coreografie, il confronto, gli sfottò e il campanilismo che le contraddistingue e le rende speciali”. La voce della curva è una lezione di civiltà. Di tifo calcistico che scavalca le barriere dell’intolleranza, della stupidità. Ragazze e ragazzi, giovani e meno giovani uniti da una passione comune. E colorata di nerazzurro. Novanta minuti a festeggiare, protestare e soffrire (il derby è sempre il derby) fino al fischio finale, che ha sancito la vittoria nerazzurra dopo ben trentadue anni di digiuno. Chi aveva preparato lo striscione “un derby stitico” questa volta ha sbagliato previsione.

Un’altra birra, ora il sole non c’è più, il freddo è pungente. Ma nonostante Maroni, siamo qui a divertirci. Noi abbiamo Pisa nel cuore.

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