COSTRUIRE LA SINISTRA, IL TEMPO E’ ADESSO

febbraio 13, 2009

Documento dell’associzione Per la sinistra
Le ragazze e i ragazzi che portano la loro protesta in tutte le piazze del paese per una scuola che li aiuti a crearsi un futuro ci dicono che la speranza di un’alternativa è possibile. Che è possibile reagire alla destra che toglie diritti e aumenta privilegi. Che è possibile rispondere all’insulto criminale che insanguina il Mezzogiorno e vuole ridurre al silenzio le coscienze più libere. Che è possibile dare dignità al lavoro, spezzando la logica dominante che oggi lo relega sempre più a profitto e mercificazione. Che è possibile affermare la libertà delle donne e vivere in un paese ove la laicità sia un principio inviolabile. Che è possibile lavorare per un mondo di pace. Che è possibile, di fronte all’offensiva razzista nei confronti dei migranti, rispondere – come fece Einstein – che l’unica razza che conosciamo è quella umana. Che è possibile attraverso una riconversione ecologica dell’economia contrastare i cambiamenti climatici, riducendone gli effetti ambientali e sociali. Che è possibile, dunque, reagire ad una politica miserabile la quale, di fronte alla drammatica questione del surriscaldamento del pianeta, cerca di bloccare le scelte dell’Europa in nome di una cieca salvaguardia di ristretti interessi.

Cambiare questo paese è possibile. A patto di praticare questa speranza che oggi cresce d’intensità, di farla incontrare con una politica che sappia anche cambiare se stessa per tradurre la speranza di oggi in realtà. E’ questo il compito primario di ciò che chiamiamo sinistra.

Viviamo in un paese e in un tempo che hanno bisogno di un ritrovato impegno e di una nuova sinistra, ecologista, solidale e pacifista. La cronaca quotidiana dei fatti è ormai una narrazione impietosa dell’Italia e della crisi delle politiche neoliberiste su scala mondiale. Quando la condizione sociale e materiale di tanta parte della popolazione precipita verso il rischio di togliere ogni significato alla parola futuro; quando cittadinanza, convivenza, riconoscimento dell’altro diventano valori sempre più marginali; quando le donne e gli uomini di questo paese vedono crescere la propria solitudine di fronte alle istituzioni, nei luoghi di lavoro – spesso precario, talvolta assente – come in quelli del sapere; quando tutto questo accade nessuna coscienza civile può star ferma ad aspettare. Siamo di fronte ad una crisi che segna un vero spartiacque. Crollano i dogmi del pensiero unico che hanno alimentato le forme del capitalismo di questi ultimi 20 anni. Questa crisi rende più che mai attuale il bisogno di sinistra, se essa sarà in grado di farsi portatrice di una vera alternativa di società a livello globale.

E’ alla politica che tocca il compito, qui ed ora, di produrre un’idea, un progetto di società, un nuovo senso da attribuire alle nostre parole. Ed è la politica che ha il compito di dire che un’alternativa allo stato presente delle cose è necessaria ed è possibile. La destra orienta la sua pesante azione di governo – tutto è già ben chiaro in soli pochi mesi – sulla base di un’agenda che ha nell’esaltazione persino esasperata del mercato e nello smantellamento della nostra Costituzione repubblicana i capisaldi che la ispirano. Cosa saranno scuola e formazione, ambiente, sanità e welfare, livelli di reddito e qualità del lavoro, diritti di cittadinanza e autodeterminazione di donne e uomini nell’Italia di domani, quel domani che è già dietro l’angolo, quando gli effetti di questa destra ora al governo risulteranno dirompenti e colpiranno dritto al cuore le condizioni di vita, già ora così difficili, di tante donne e uomini?

E’ da qui che nasce l’urgenza e lo spazio – vero, reale, possibile, crescente – di una nuova sinistra che susciti speranza e chiami all’impegno politico, che lavori ad un progetto per il paese e sappia mobilitare anche chi è deluso, distratto, distante. Una sinistra che rifiuti il rifugio identitario fine a sé stesso, la fuga dalla politica, l’affannosa ricerca dei segni del passato come nuovi feticci da agitare verso il presente. Una sinistra che assuma la sconfitta di aprile come un momento di verità, non solo di debolezza. E che dalle ragioni profonde di quella sconfitta vuole ripartire, senza ripercorrerne gli errori, le presunzioni, i limiti. Una sinistra che guardi all’Europa come luogo fondamentale del proprio agire e di costruzione di un’alternativa a questa globalizzazione.

Una sinistra del lavoro capace di mostrare come la sua sistematica svalorizzazione sia parte decisiva della crisi economica e sociale che viviamo.

Per far ciò pensiamo a una sinistra che riesca finalmente a mescolare i segni e i semi di più culture politiche per farne un linguaggio diverso, un diverso sguardo sulle cose di questo tempo e di questo mondo. Una politica della pace, non solo come ripudio della guerra, anche come quotidiana costruzione della cultura della non violenza e della cooperazione come alternativa alla competizione. Una sinistra dei diritti civili, delle libertà, dell’uguaglianza e delle differenze. Una sinistra che non sia più ceto politico ma luogo di partecipazione, di ricerca, di responsabilità condivise. Che sappia raccogliere la militanza civile, intellettuale e politica superando i naturali recinti dei soggetti politici tradizionali. E che si faccia carico di un’opposizione rigorosa , con l’impegno di costruire un nuovo, positivo campo di forze e di idee per il paese. La difesa del contratto nazionale di lavoro, che imprese e governo vogliono abolire per rendere più diseguali e soli i lavoratori e le lavoratrici è per noi l’immediata priorità, insieme all’affermazione del valore pubblico e universale della scuola e dell’università e alla difesa del clima che richiede una vera e propria rivoluzione ecologica nel modo di produrre e consumare.

Lavorare da subito ad una fase costituente della sinistra italiana significa anche spezzare una condizione di marginalità – politica e persino democratica – e scongiurare la deriva bipartitista , avviando una riforma delle pratiche politiche novecentesche.

L’obiettivo è quello di lavorare a un nuovo soggetto politico della sinistra italiana attraverso un processo che deve avere concreti elementi di novità: non la sommatoria di ceti politici ma un percorso democratico, partecipativo, inclusivo. Per operare da subito promuoviamo l’associazione politica “Per la Sinistra”, uno strumento leggero per tutti coloro che sono interessati a ridare voce, ruolo e progetto alla sinistra italiana, avviando adesioni larghe e plurali.

Fin da ora si formino nei territori comitati promotori provvisori, aperti a tutti coloro che sono interessati al processo costituente , con il compito di partecipare alla realizzazione, sabato 13 dicembre, di una assemblea nazionale. Punto di partenza di un processo da sottoporre a gennaio a una consultazione di massa attorno a una carta d’intenti, un nome, un simbolo, regole condivise. Proponiamo di arrivare all’assemblea del 13 dicembre attraverso un calendario di iniziative che ci veda impegnati, già da novembre, a costruire un appuntamento nazionale sulla scuola e campagne sui temi del lavoro e dei diritti negati, dell’ambiente e contro il nucleare civile e militare e per lo sviluppo delle energie rinnovabili.

Sappiamo bene che non sarà un percorso semplice né breve, che richiederà tempo, quel tempo che è il luogo vero dove si sviluppa la ricerca di altri linguaggi, la produzione di nuova cultura politica, la formazione di nuove classi dirigenti. Una sinistra che sia forza autonoma – sul piano culturale, politico, organizzativo – non può prescindere da ciò. Ma il tempo di domani è già qui ed è oggi che dobbiamo cominciare a misurarlo. Ecco perché diciamo che questo nostro incontro segna, per noi che vi abbiamo preso parte, la comune volontà di un’assunzione individuale e collettiva di responsabilità. La responsabilità di partecipare a un percorso che finalmente prende avvio e di voler contribuire ad estenderlo nelle diverse realtà del territorio, di sottoporlo ad una verifica larga, di svilupparlo lavorando sui temi più sensibili che riguardano tanta parte della popolazione e ai quali legare un progetto politico della sinistra italiana, a cominciare dalla pace, dall’equità sociale e dal lavoro, dai diritti e dall’ambiente alla laicità.

Noi ci impegniamo oggi in questo cammino. A costruirlo nel tempo che sarà richiesto. A cominciare ora.

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MA SI PUò?

febbraio 12, 2009

SS 106 STRADA DELLA MORTE

febbraio 12, 2009

La statale 106, teatro di frequenti incidenti mortali rappresenta attualmente l’emergenza assoluta, per le forze politiche, da affrontare e risolvere nel più breve tempo possibile. Oltre la drammatica situazione dei luttuosi incidenti, a cui bisogna porre rimedio immediatamente sollecitando maggiori controlli da parte degli organi competenti, per il rispetto da parte degli automobilisti delle più elementari norme di sicurezza stradale, a cominciare dall’alta velocità, che oggi viene affrontata comminando,qualche volta, sanzioni, ma non incidendo efficacemente sulla prevenzione, la statale 106, in condizioni così penose,rappresenta pure l’ostacolo più importante allo sviluppo economico del litorale ionico della Calabria.
I pochi imprenditori che si sono cimentati a creare un’attività produttiva lungo questo litorale hanno trovato come maggiore ostacolo la scarsa competitività dei loro prodotti dovuta alla difficoltosa e costosa movimentazione di uomini,mezzi e merci, prima ancora del rischio rappresentato dalla criminalità organizzata. In queste condizioni quindi non è pensabile che nuovi investitori possano intraprendere proficue e durature attività in questi territori. Ma pure le altre attività, dalla scuola a tutti gli altri servizi comprensoriali,dall’artigianato ad ogni attività professionale, vengono ostacolate dalla lentezza degli spostamenti;persino le forze dell’ordine o i mezzi di soccorso trovano quotidiane difficoltà ai loro indispensabili adempimenti. Per questo motivo l’associazione dei consiglieri di minoranza solleciterà nei prossimi giorni i Sindaci e le forze politiche,i movimenti,le associazioni e i sindacati che vorranno aderire, senza demagogie o secondi fini, ad unirsi a noi per coinvolgere tutta la popolazione danneggiata della ionica, onde creare un fronte unico e permanente di lotta civile che induca le istituzioni regionali e nazionali a considerare prioritaria, su ogni altra grande infrastruttura, la completa realizzazione di un’efficiente statale 106. Sono già vari anni,tra l’altro, che la Commissione Europea,tracciando il corridoio 1, ha considerato questo tratto viario come strategicamente importante per l’intera Europa, poiché collegherebbe la Sicilia,per il tramite, in futuro, del Ponte,con l’autostrada Tirreno-Adriatica e quindi con la Venezia –Berlino,già in via di realizzazione, offendo ossigeno ad aree depresse. Purtroppo sino ad oggi i governi italiani hanno dato più rilevanza al tratto italiano del, pur importante, corridoio 5(Lisbona-Kiev),andando a rafforzare strutture stradali e ferroviarie già efficienti nel Nord dell’Italia e trascurando quelle mancanti nell’estremo e dimenticato Sud.


‘nse capisce ‘ntubo

febbraio 11, 2009

IL MISTERO DEL DUBBIO,L’ACCETTAZIONE DEL LIMITE,LA LBERTà DI SCEGLIERE

febbraio 11, 2009

Si è giocata una feroce partita in questi giorni, una partita di potere che si esalta della morte. Il potere della Chiesa, che di vita e morte avrebbe una conoscenza assoluta, il potere politico, che intorno al dominio su corpi, esistenze e fine cerca la misura di una sovranità che si vorrebbe senza limiti.
Eppure non vorrei parlare di questo, dello scontro dei poteri. Mi sembrerebbe di essere complice, di questo oscuro dominio della morte che incombe plumbeo sulla scena pubblica italiana.
Non che non sia urgente sostenere la democrazia, per questo partecipo e promuovo presidi e manifestazioni.
Ma altrettanto urgente mi sembra mettere in chiaro che non si è andati in piazza per Eluana. Sarebbe disonesto sostenerlo. Siamo andati in piazza per difendere principi, idee, non per accompagnare il morire di Eluana. Anche quando si voleva sostenere la scelta del padre. Come tutti, abbiamo distolto lo sguardo e l’attenzione dalla concreta esperienza del morire.
Eppure, è proprio al morire che occorre tornare. Per scardinare la terribile astrazione del potere che pretende di averne la sovranità, della morte, di poter stabilire quale sia la fine e il principio, una volta per sempre, per legge. E che persiste nel suo proposito, anche ora che Eluana se ne è andata.
L’unica strada mi sembra tornare alla singola, concreta esperienza di Eluana, non occultarne l’andare verso la fine, nominare il dolore, che la scelta del padre di Eluana di fare del suo morire una vicenda pubblica ci ha consegnato.
Dolore che per noi che non l’abbiamo generata, cresciuta, amata da sempre, o incontrata nel corso della sua vita, è il dolore di riconoscere che non abbiamo certezze. Non i credenti, non i laici.
Non abbiamo certezze, non sappiamo dire quale sia il confine, la linea che divide la vita dalla morte. Non sappiamo con certezza qual è la scelta giusta che vale per tutti. Al massimo ciascuno può dire per sé, come sarebbe nel testamento biologico. Soprattutto non sappiamo nulla di come sia il morire oggi, all’epoca delle mirabolanti, e quanto benedette, in generale- tecnologie mediche. I più anziani hanno ricordi, ma soprattutto racconti, di come si moriva un tempo, dettagli di tormenti atroci in famiglia, tra qualche rara esperienza di fine serena. Poco o nulla si sa di come si muore oggi, pochi hanno chiaro che nel morire il dolore fisico è più o meno sparito, e le tecniche disponibili impongono quasi sempre, a parte le morti traumatiche e immediate, mute domande, mute scelte, tra medici, familiari e soprattutto pazienti, quando sono vigili. Quanto vuoi rimanere attaccato alla vita? Quanto vuoi che il tuo caro rimanga in questa vita, a qualunque condizione?
Sono dilemmi, sofferenze, angosce su cui non abbiamo pensiero, conoscenza, saggezza accumulata. Eppure, se questo è prendere il posto di Dio, succede ogni giorno, in ogni casa, in ogni ospedale. Si procede a tentoni, per approssimazioni, per amore. Si impara dall’esperienza, nel conforto delle relazioni, della condivisione del dolore, dall’ascolto.
È questa l’esperienza che mi sembra assente dalla scena che abbiamo davanti. Non vorrei che tutti, anche i resistenti laici, fossimo stati al capezzale di Eluana e ne contemplassimo la morte avvenuta in pubblico nel chiuso di una stanza, come Terri Schiavo ma soprattutto come succede a sovrani, capi di stato, dittatori, pontefici, che noi tutti ci fossimo posti di fronte a lei solo per celebrare i fasti o nefasti del potere.
Ma davanti a tanto dispiegamento di potenza che non accenna a cedere il campo, anzi prosegue la sorda lotta per l’estensione del dominio, l’ammissione del dolore del non sapere è la critica più forte, è riconoscersi umani, limitati, eppure capaci di scelte. Permettere a tutti, a quei cittadini bombardati in queste ore da una propaganda crudele e determinata a dominare le menti, cittadini sempre più disponibili secondo gli ultimi sondaggi a cambiare idea, a dire sì, io non sono per la morte, insomma permettere a tutti di riconoscersi nella comune, umana esperienza del limite. E ascoltare quello che aveva detto il saggio presidente Giorgio Napolitano: «Nessuno ha il monopolio della sofferenza e della vicinanza». Urge trovare le parole per dirlo. Bia Sarasini


VI PRESENTO IL PD DI BADOLATO

febbraio 11, 2009

Partito Democratico
sezione di Badolato

Resoconto dell’Assemblea degli iscritti tenutasi nei locali della sezione PD, in Badolato Marina, in data 8 febbraio 2009

Un’assemblea degli iscritti intensa e partecipata con interventi che hanno toccato gli argomenti di maggiore attualità politica e sociale ed un nuovo assetto organizzativo della sezione. Queste le indicazioni più importanti emerse dall’incontro organizzato dal Partito Democratico di Badolato nella giornata di domenica 8 febbraio con i propri iscritti.

L’intervento di apertura del segretario di sezione, Nicola Criniti, ha rimarcato come, con l’incontro, si continui a mantenere un contatto costante tra la dirigenza del partito e la sua base. Si è già alla seconda assemblea in pochi mesi, la sezione, dopo essere stata formalmente inaugurata a dicembre, è rimasta aperta ogni giorno, il tesseramento fatto in poche settimane è andato benissimo (ed i termini di esso vengono riaperti ora che la prima fase organizzativa è terminata); il PD Badolato si è aperto all’esterno con le commissioni tematiche che hanno garantito (e continuano a garantire per chi ne volesse fare parte anche in futuro) la presenza di cittadini anche non iscritti ma interessati a temi specifici; la sezione badolatese ha organizzato una delle poche Feste Democratiche dell’intera provincia, mentre il sito internet garantisce un contatto e comunicazioni con chiunque volesse interagire tramite la rete o con chi si trovasse fuori paese.

Criniti ha messo in luce la gravità della situazione nazionale legata all’azione sempre più inqualificabile di un premier che da 15 anni avvelena la vita pubblica del paese, devastando la cultura e lo spirito di tutta la nazione. Un quindicennio fatto di leggi su misura, sfascio dei conti pubblici, legislazione a favore di falsari, evasori e corrotti (generalmente suoi amici), palesi conflitti di interessi da cui ha tratto beneficio assieme alle aziende di famiglia, figuracce a livello internazione, privatizzazione e forte indebolimento di scuola, sanità e principali servizi pubblici, federalismo di facciata dietro l’attacco agli enti locali (che spesso svolgono funzione sociali fondamentali dove lo Stato è oramai assente), atteggiamenti di palese indifferenza ai problemi del meridione, totale mancanza di senso dello Stato. Tutto ciò confermato dalle polemiche sul caso Englaro che – oltre a mostrare le consuete cadute di stile di questa squallida figura di premier, scaltro e demagogico nell’ottenere consenso quanto inesistente nel risolvere i problemi di tutti – hanno evidenziato la sua pulsione infantile e pericolosa per la nostra democrazia. Lo scontro con Napolitano appare gravissimo non tanto per il caso in sè quanto per gli obiettivi che paiono emergere dietro esso. A Badolato solo pochi mesi addietro si erano celebrati i 60 anni di una Costituzione che il capo del consiglio, tra una smentita ed un’altra reputa poco più che un impiccio.
Resta tuttavia, secondo Criniti, un problema di fondo riguardante l’identità ed il complesso di valori che il PD vuole darsi e che ancora non appare chiaro come dovrebbe. I rischi sono quelli che non decidendo che tipo di importazione ideologica dare alla formazione (cercando di non perdere pezzi sul fronte moderato e su quello più a sinistra) si rischi una proposta politica troppo debole ed opaca, poco chiara che sia alleati (Di Pietro) che avversari potrebbero scavalcare erodendo consenso al PD. Il partito è erede della migliore tradizione progressista e democratica che aveva già animato comunisti e democristiani nè Veltroni può essere accusato di tutti i mali essendosi assunto un ruolo e dei compiti molto gravosi, lasciando la carica che ben ricopriva di sindaco della Capitale. Ma è necessario chiarire su quali binari il PD debba continuare a crescere
Sul caso badolatese, Criniti ha voluto rimarcare come l’appartenenza politica al PD, simboleggiata dalla tessera della sezione, implica una precisa posizione anche a livello locale. La linea che emerge in sezione, quella di un’opposizione frontale ed assoluta all’attuale amministrazione in carica, non è soggetta a nessun cambiamento e trova il partito in pieno accordo con il gruppo consiliare “Cuore per Badolato”. Se le critiche alla lista dell’attuale sindaco Nicola Parretta erano state forti in campagna elettorale, tanto maggiori diventano oggi, dopo aver visto all’opera la sua amministrazione. Un misto di interessi privati, clientele, abusi, dispetti che hanno paralizzato diversi settori della vita pubblica della comunità badolatese. A ciò si è aggiunto lo spreco di denaro pubblico che continua incessante e che convince la sezione di essere nel giusto rimarcando la propria estraneità di fronte a certi metodi.

Franco Nisticò ha affermato di condividere la linea e la relazione introduttiva del segretario, sia sul contesto nazionale che sul contesto locale, ed ha confermato come secondo lui il PD rappresenti l’unica vera soluzione ai problemi della politica italiana e locali ed ai guasti del berlusconismo. Non è forse il partito ideale per tutti i problemi che comunque sta trovando sul suo percorso che appare decisamente in salita, ma resta l’unica possibilità seria per fare politica in questo paese in alternativa alla destra. Nisticò si è detto sdegnato per l’attacco alle istituzioni democratiche che sta venendo da un presidente del consiglio semplicemente vergognoso ed autoritario che lasciando macerie nel paese. Il berlusconismo per Nisticò è un vero e proprio male civile che solo il PD potrà concretamente fronteggiare.

La sezione deve rimanere vigile per questo attacco al cuore della democrazia rappresentato dalla nostra Costituzione e soprattutto continuare a cimentarsi con la politica vera, fatta di dibattiti, incontri (il prossimo è organizzato dallo stesso Nisticò con Mimmo Battaglia nel ricordo di Madre Teresa di Calcutta) e lotte che, anche a Badolato, porteranno la sezione alla guida del paese.

Ciccio Gallelli, presidente della sezione, ha puntato l’indice contro la condotta dell’amministrazione in carica che tanti danni sta provocando al paese e la cui condotta dovrà essere resa avversata dal partito e dal gruppo consiliare nel solco di quanto già fatto in questi mesi. E’ fondamentale che la sezione resti unita e supporti il gruppo consiliare nell’opposizione contro persone che stanno arrivando a prendere in giro i cittadini e con i loro dispetti ad personam hanno solo portato disagi al funzionamento del Comune.
Il Partito Democratico è un laboratorio politico di grande importanza e l’occasione di Lamezia (sabato 7 febbraio si è lì svolta l’assemblea dei delegati del partito con oltre 700 partecipanti con interventi della segretaria provinciale Katia Corea, di quello regionale Minniti e del presidente della giunta regionale Loiero) ha mostrato unità e come questo difficile tentativo coroni il sogno di chi ha sempre creduto nella buona politica, provenisse dalla DC o dal PCI.

La stessa convinzione di Ciccio Gallelli sulla bontà del progetto democratico è stata rimarcata anche da Mimmo Bressi che ha visto nell’assise lametina una grande occasione d’incontro e si è detto certo che non si possa pretendere da nessuno di “fare” un partito in così pochi mesi. Veltroni, per Bressi, sta dunque facendo le scelte giuste e per questo va senz’altro sostenuto, mentre pareri più contrastanti sull’organizzazione del partito a livello provinciale e regionale sono emersi dalle osservazioni di Ernesto Menniti. Il dibattito si è quindi concentrato su un tema di grande attualità come la vicenda Englaro che ha visto gli interventi di Antonio Cunsolo che ha ravvisato, su tale vicenda, una mancanza di chiarezza del PD che deve invece qualificarsi come partito laico – pur avendo al proprio interno idee e appartenenze religiose diverse – con un atteggiamento molto meno subordinato alle gerarchie vaticane rispetto a quanto stanno facendo partiti di centro-destra. Non è importante prendere una posizione precisa su un caso così delicato, quanto chiarire che la libertà di scegliere il proprio destino riguarda solo sé stessi. Rimarcare il concetto di libertà individuale o comunque la maggiore importanza della volontà della famiglia è stato un concetto manifestato anche da Erasmo Gallelli e Vincenzo Piperissa mentre su posizioni diverse si è espresso Giovanni Bove.

Molto articolato ed apprezzato l’intervento di Tonino Parretta che è tornato al processo riorganizzativo arrivato a compimento a Lamezia. Il capogruppo consiliare ha condiviso diversi aspetti della relazione introduttiva sottoscrivendo le considerazioni sulla crisi che sta investendo l’amministrazione comunale di Badolato sempre più debole nella propria azione di governo. Quello che è certo, secondo Parretta, al di là degli appunti e delle mancanze che il nuovo partito non potrà non avere, è che il processo avviato, a tutti i livelli, è destinato a proseguire e di sicuro non esiste alcuna possibilità di tornare indietro, ai vecchi partiti o ad assetti che il progetto avviato ha deciso di superare.

L’assemblea, dopo circa tre ore di discussione, ha quindi proceduto a rinnovare le cariche del Direttivo ed ai vari adempimenti statutari.

Badolato, 09.02.2009


Ciao Eluana, dopo 17 anni finisce il calvario

febbraio 10, 2009

È la sera del 9 febbraio, poco dopo le 20. In Italia tutti parlano di lei. Al Senato si discute di un disegno di legge che vieti la sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione a chi, come lei, è in stato vegetetativo. Il giorno dopo sono in programma manifestazioni nelle piazze: la gente vuole esprimere vicinanza a Beppino Englaro, alla sua battaglia. Difendere la Costituzione e i principi democratici che la determinano. Scontri, polemiche, dibattiti: tutto in suo nome. E mentre il mondo si agita, lei da questo mondo se ne va. Eluana Englaro alle 20 e 10 muore.

Dopo 17 anni di immobilità, dopo le cure ricevute a Lecco nella casa di cura Beato Luigi Talamoni, dove è stata ricoverata 15 anni fino al 3 febbraio, dopo quattro giorni di riduzione graduale dell’alimentazione e idratazione nella clinica Udine “La Quiete”, e prima di quanto anche i medici immaginassero, Eluana si spegne.
«Sì, ci ha lasciati. Ma non voglio dire niente, voglio soltanto stare solo»: sono le poche parole, tra le lacrime, di Beppino Englaro. Solo, come è stato lasciato a lungo nella sua battaglia a difesa della volontà di sua figlia. È stato l’anestesista Amato De Monte a telefonare ad avvisare il padre di Eluana, mentre anche la presidente della clinica, Ines Domenicali, confermava il decesso.

«È morta all’improvviso – spiega il neurologo Carlo Alberto Defanti, che ha seguito Eluana – ed è una cosa che non prevedevamo. Ha avuto una crisi improvvisa, per subentrate complicazioni respiratorie, ha cominciato a respirare male, in maniera sconnessa fino all’arresto respiratorio, sulla cui natura dirà una parola certa l’autopsia che era già programmata. Eluana è stata sempre senza coscienza, senza quelle strutture cerebrali che, in persone sane, fanno provare sensazioni di gioia, felicità, come anche di dolore e sofferenza».

Ma dopo le considerazioni cliniche, il neurologo si lascia andare a una riflessione: «Questa è la dimostrazione che la natura è sempre più forte e più imprevedibile di noi. La mia prima reazione è stata di sorpresa – racconta – nessuno di noi ci aspettava una fine così repentina, dovono essere intervenuto delle complicazioni che ancora non conosciamo. Ma la natura ci pone sempre delle sfide di fronte alla nostra capacità di caprirla o di prevedere il futuro».

E prova a esprimere i suoi sentimenti: «Non riesco nemmeno ad analizzarli – dice il medico – naturalmente non posso dire di essere contento, perché alla fine si tratta di una tragedia che si è compiuta. L’unico senso di sollievo che provo è al pensiero di quello che i genitori di Eluana avrebbero dovuto passare se, come sembrava, sarebbe stato approvato il provvedimento in discussione in Parlamento».
A chi gli ricorda che si è parlato molto di ‘tutela della vita’, Defanti risponde: «Quando mi agitano di fronte quelle due parole quasi a dirmi che io non tutelo la vita mi vengono i brividi. Io non sono un alfiere di morte, Beppino Englaro non tifa per la morte. Chi ha amato Eluana più di ogni altro sta solo rispettando le leggi e le sentenze. C’è troppa disinformazione sulle realtà cliniche e mediche come quella di Eluana. E c’è chi ha colto l’occasione per distorcere la realtà. Sento parlare di sofferenza non calcolata, di una donna sofferente e spenta da 17 anni che potrebbe avere figli, sono troppe le idiozie di questo tipo».

A Paluzza in Friuli, il paese natale della famiglia Englaro, la settimana scorsa Beppino Englaro aveva telefonato al parroco, aveva voluto prendere accordi sul funerale della figlia, non nascondendo il suo rammarico per talune posizioni della Chiesa e su quanto stava accandendo intorno a lui e alla sua famiglia. Le polemiche non si placheranno, il rammarico resta. Ma Eluana è libera. Paluzza la saluterà per l’ultima volta. E i suoi genitori continueranno ad amarla, come, più di sempre. (fonte: L’unità – 09 febbraio 2009